Anguillula dell'aceto

Tassonomia e descrizione

La Turbatrix aceti (Muller, 1783) è un Nematode della stessa famiglia (Panagrolaimidae) del Panagrellus redivivus (noto generalmente come verme micro o, all'inglese, "microworm"). Quindi si tratta non di un verme propriamente detto ma di un organismo di altro phylum animale, con una differente organizzazione corporea e con una fisiologia differente. Del "verme" ha quindi solo il corpo stretto e allungato, l'assenza di occhi e poco altro.

La Turbatrix aceti, come suggerisce il nome (in latino turbo significa “trottola”) vive agitandosi continuamente all’interno di un liquido. In particolare all’interno dell’aceto prodotto da batteri che degradano gli zuccheri del vino. La catena alimentare che sostiene l'anguillula è:

uva contenente zuccheri \to batteri responsabili della fermentazione alcolica (Saccharomyces) e batteri acidificatori (Acetobacter) \to Turbatrix aceti

In effetti la Turbatrix si ciba della cosiddetta: "Madre dell'aceto", cioè della colonia di Acetobacter. In sua assenza, è sufficiente innescare la catena alimentare con pezzi di mela: saranno gli zuccheri presenti nella frutta a essere degradati dai batteri, di cui a sua volta si ciberà l'anguillula.

Inoculo iniziale

L'inoculo iniziale si può trovare da vari venditori specializzati in rete oppure da appassionati. Probabilmente anni fa' si poteva anche trovare direttamente nell'aceto fatto in casa, dato che la presenza delle anguillule era tollerata. Oggi, anche se non hanno nessun effetto negativo per la salute umana, gli standard di igiene delle derrate alimentari (e noi stessi come consumatori) consideriamo la presenza di nematodi inaccettabile. L'aceto venduto non può contenerne; quindi non può essere fonte dell'inoculo iniziale. Con il che non arriverei a dire: purtroppo!

Allevamento

L'allevamento dell'anguillula dell'aceto è quello che, più di tutti, può essere trascurato per un tempo anche molto lungo, arrivando a più di un mese senza che occorra nemmeno darci un'occhiata. Certo: non è che dopo un mese la colonia prosperi! Ma se non si è seccata del tutto e non è marcita (cosa piuttosto difficile), qualche nematode da cui far ripartire una nuova colonia ci sarà sempre.

Per allevare anguillule basta avere una caraffa che contenga almeno un paio di litri di una miscela con aceto e acqua bidistillata in parti uguali. Se si aumenta la frazione di aceto, aumenta il nutrimento per le anguillule ma anche l'odore. Diminuendo la frazione di aceto, si ottiene anche la riduzione della colonia, ma migliora la "vivibilità dell'ambiente". Non è necessario rinnovare la colonia fino a quando non cambia colore, diventando un poco appetibile nero. Ad ogni modo pochi nematodi bastano a ripopolare un nuovo contenitore in poco tempo.

Prelievo individui

In passato utilizzavo un sifone per prelevare direttamente le anguillule dall'aceto, filtrandole poi su bustine di te vuote e seccate. Ho trovato che è particolarmente scomodo e poco efficace. Il metodo migliore (visto in qualche video in rete ma non ancora sperimentato) consiste invece nel lasciare che il liquido arrivi fino alla base del collo della caraffa. Quindi riempire con lana di perlon il collo per metà e colare da sopra, lentamente, acqua da osmosi inversa. Quello che si ottiene è che l'acqua versata sopra non si mescola all'aceto anche se è a contatto con questo. Le anguillule, risalendo il liquido in cerca di ossigeno, passano attraverso la spugna e quindi passano dall'aceto all'acqua pura, da dove possono essere aspirate con un sifone per poter essere immerse direttamente nell'acqua, senza alcuna necessità di ulteriori (e difficoltosissimi) filtraggi.